Ambiente

Il telo pacciamante ritarda la degradazione dei pesticidi

L’utilizzo del telo pacciamante nei terreni coltivati è radicato soprattutto nelle regioni agricole dove si richiede una maggiore redditività. Secondo i dati della Commissione Europea, solo nel 2016 sono state utilizzate oltre 100.000 tonnellate di teli di plastica.

Nelle regioni maggiormente interessate dall’agricoltura intensiva, l’accumulo di plastica e di microplastica nei terreni è sempre più di dibattito pubblico. La plastica maggiormente utilizzata per i teli da pacciamatura è la LDPE, ovvero quella che richiede maggior tempo per degradarsi.

Negli ultimi anni si sono tuttavia diffuse nuove plastiche che richiedono minor tempo, fino ad arrivare alla plastica biodegradabile, che può essere degradata direttamente dai microrganismi presenti nel terreno.

Un team di ricercatori delle Università di Cartagena e di Wageningen ha analizzato l’interazione di queste plastiche con 38 pesticidi utilizzati in molti casi al di sotto del telo pacciamante. Si tratta del primo studio che analizza anche le nuove plastiche, comprese le biodegradabili.

Dai dati è emerso che la percentuale di pesticidi assorbiti dal telo biodegradabile si attesta al 50%, dato che scende al 23% per la plastica più comunemente utilizzata. La decomposizione dei componenti attivi dei pesticidi è risultata più lenta del 30% in presenza del telo pacciamante.

Lo studio, condotto in laboratorio, apre la strada a nuove ricerche che dovranno rispondere a due questioni cruciali: la capacità in situ delle plastiche di degradarsi nei terreni e la contaminazione dei suoli attraverso l’utilizzo di pesticidi e fungicidi.

Una nuova agricoltura sostenibile passa anche attraverso l’abbandono di tecniche che contribuiscono alla contaminazione, come appunto l’interazione assolutamente negativa fra pesticidi e plastiche nei terreni coltivati.

Fonte: Nicolas Beriot et al, A laboratory comparison of the interactions between three plastic mulch types and 38 active substances found in pesticides, PeerJ (2020)

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