I cambiamenti climatici mettono a dura prova le produzioni agricole, soprattutto nelle regioni aride e semi-aride. Per questo i ricercatori stanno studiando le cultivar in grado di mitigare gli effetti negativi del surriscaldamento globale. Un recente studio ha valutato la capacità di adattamento di cultivar autoctone del Marocco delle specie Cucumis melo (melone) e Citrullus lanatus (anguria).

Dai dati è risultato evidente che le specie autoctone abbiano una maggiore capacità di mitigare l’impoverimento dei suoli, senza intaccare la produttività dei frutti nonostante i rapidi cambiamenti del clima. Grazie alla comparazione dei risultati si possono selezionare cultivar più resistenti, che presentano un minor danneggiamento delle foglie o una produzione più vigorosa dei frutti.

La cultivar di melone maggiormente promettente è senz’altro la “AitOulyad“, sebbene tutte presentino caratteristiche accettabili al fine di mitigare gli effetti negativi del clima che cambia. È importante radicare l’importanza della diversità genetica per la protezione della biodiversità, in particolar modo nella regione nord africana, dove le temperature sono sempre più elevate e la scarsità idrica sempre più grave.

Gli stessi agricoltori potranno utilizzare la ricchezza di specie autoctone come “arma” di difesa contro l’impoverimento dei suoli: la selezione naturale spinge di anno in anno le specie ad adattamenti genetici che si ripercuotono poi nella produttività stagionale (da qui l’importanza del riutilizzo dei semi). Una maggiore eterogeneità delle coltivazioni sarà essenziale per la salute dei suoli e della produzione agricola.

Fonte: Walters, S.A.; Abdelaziz, M.; Bouharroud, R. Local Melon and Watermelon Crop Populations to Moderate Yield Responses to Climate Change in North Africa. Climate 20219, 129.

Crediti: Photo by Halima Bouchouicha

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