L’utilizzo del suolo impatta sull’ambiente e sugli ecosistemi più di quanto si era stimato in passato. Un nuovo studio parla di effetti quattro volte superiori rispetto alle previsioni; negli ultimi 60 anni più di 43 milioni di chilometri quadrati di terra sono stati convertiti e modificati dagli esseri umani.

La ricerca, pubblicata su Nature Communications, evidenzia come la conversione del suolo abbia raggiunto circa un terzo della superficie globale in meno di un secolo, velocità mai raggiunta prima. Ogni anno viene modificata un’area pari al doppio della Germania (720,000 km2). Fino ad oggi nessuna ricerca aveva dimostrato tanto dettagliatamente i cambiamenti avvenuti sulle terre emerse.

Le terre seguono poi più di una modifica nel corso del tempo: per esempio una foresta vergine può essere convertita in terreno per il pascolo del bestiame e successivamente in un campo sfruttato per l’agricoltura intensiva. La crescita economica e della popolazione in alcune aree del mondo hanno favorito il diffondersi dell’agricoltura (in particolare monocoltura).

Non tutti i dati sono però negativi. In alcune aree del globo, come Canada, Nord Europa e Siberia, si assiste ad un’espansione delle foreste. In alcuni casi trattasi di terre precedentemente strappate alle foreste e poi riconquistate, in altri si osserva un cammino verso latitudini prima impensabili, segno dell’avanzare dei cambiamenti climatici.

Anche in Italia le foreste conquistano spazio da diversi decenni. Il trend di crescita naturale dovrebbe, secondo stime ufficiali, assestarsi intorno al 2030. È quindi estremamente importante progettare già da oggi spazi verdi in aree attualmente non occupate naturalmente da boschi o foreste.

Fonte: Winkler, K., Fuchs, R., Rounsevell, M., & Herold, M. (2021). Global land use changes are four times greater than previously estimated. Nature Communications, 12(1).

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