All’inizio del secolo scorso la medicina ha iniziato ad interessarsi ai disturbi del sonno. Nel corso dei decenni la medicina del sonno è diventata una branca della neurologia interconnessa a numerosi settori medici quali la psichiatria e la pediatria.

Tutti noi conosciamo l’importanza di un sonno ristoratore, non tanto in qualità di scienziati, piuttosto come diretti interessati a situazioni che ci hanno disturbato il riposo.

Ma se pensate che il mito delle otto ore di sonno necessarie per ripartire al mattino pieni di energie sia fuori discussione, vi sbagliate. Da tempo nella giungla della rete possiamo trovare esperti (più o meno qualificati) che parlano di un metodo di riposo diverso da quello più ordinario: il metodo Uberman.

Sostanzialmente, anche qui, nulla di innovativo. Il metodo ripropone un sonno ancestrale che possiamo ancora trovare nei mammiferi, ad eccezione delle scimmie che dormono come noi.

Questa tecnica ci riporta al nostro stato di neonati, dove il sonno e la veglia si scambiano i ruoli più volte al giorno; per questo motivo viene chiamato sonno polifasico. Man mano che cresciamo questa abitudine si modifica fino ad arrivare ad un ciclo circadiano perfetto, dove di giorno si è svegli e di notte ci si addormenta (sonno monofasico).

Il metodo Uberman si propone di massimizzare le ore di veglia, dormendo in totale un massimo di 4 ore giornaliere. Praticamente ogni 3 ore e 40 minuti ci si sforza di dormire per 20 minuti. Sono piccoli intervalli di riposo, rigidi e ai quali bisogna pian piano abituarsi. A detta dei sostenitori di tale pratica, il sonno non REM viene eliminato, poiché inutile.

La realtà dei fatti però dimostra che questo metodo, oltre ad essere poco produttivo e forse anche dannoso, è difficilmente realizzabile nella società moderna. La vita sociale dovrebbe essere stravolta se non addirittura eliminata, e tutto questo in nome di una produttività maggiore (sempre se il vostro datore di lavoro vi concede di dormire 20 minuti).

Una curiosità: si dice che anche il grande Leonardo da Vinci seguisse un sonno polifasico, non ho fonti per confermare o smentire questa notizia, ma di certo il genio di Leonardo fonda le proprie radici su altre questioni e peculiarità.

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3 Commenti

  1. E chi dorme troppo???

    1. Ciao Alessandra, prima di tutto bisogna considerare il concetto “troppo”. In base a cosa si tende a pensare di dormire troppo? il corpo non è una macchina con processi definiti, ogni uomo può avere bisogni differenti e attua strategie fisiologiche diverse per cercare di soddisfarli. Dormire aiuta a liberare tossine non solo fisiche, ma anche psicologiche.

  2. Ci sono molte cose che teoricamente possono essere valide e originali, ma che praticamente sono impraticabili. Il miglior sonno è il sonno del giusto. Praticamente di colui che dorme sereno perché ha lasciato tutte le preoccupazioni fuori dal letto.

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