In passato si diceva che il bimbo fosse nato con le “mani a cucchiaio”. La sindattilia è una condizione comune in alcuni primati (come il siamango) ma non nell’uomo, dove compare in un caso ogni duemila nascite.

Il nome deriva dal greco e sta a significare letteralmente “dita unite”. Si tratta infatti di una anomalia anatomica dove due o più dita sono fuse tra loro. Più precisamente può essere definita una mancata divisione delle dita, in quanto nelle prime settimane il feto presenta delle mani totalmente palmate che andranno poi a dividersi intorno alla settima settimana di gestazione.

Nella maggior parte dei casi la fusione interessa i tessuti molli, ma delle volte possono essere coinvolte le ossa delle dita delle mani o dei piedi. Le cause sono molteplici e non tutte ben conosciute, e vanno dall’ereditarietà genetica a condizioni del feto non ottimali in gravidanza. L’alcol ad esempio, se assunto durante il periodo di gestazione, può aumentarne l’incidenza.

Se invece il genitore è interessato dalla stessa condizione, ha il 50% di probabilità di trasmetterla ad ogni figlio concepito, sebbene non tutti coloro che ereditano il gene manifestino la sindattilia.

La patologia può essere trattata attraverso diverse tecniche chirurgiche dove si interviene anche con innesti cutanei prelevati da altre zone del corpo, in particolare dal palmo della mano o dall’inguine.

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