Storia e curiosità

Sicilia, la cacciata degli Ebrei

La diaspora del 70 d.C. aveva portato numerosi ebrei in Sicilia. L’isola è stata per molti secoli una casa sicura, tant’è che in città come Marsala la percentuale di popolazione Ebraica raggiungeva il cinquanta percento.

Nel 1492 il re Ferdinando II vince la guerra contro gli arabi per la riconquista di Granada, guerra che gli Ebrei avevano finanziato in aiuto ai cattolici. Allo stesso tempo però, i banchieri ebrei avevano segretamente sostenuto gli arabi in Spagna poiché riconoscevano in loro una maggiore tolleranza rispetto ai Cristiani.

Il 18 giugno del 1492 Ferdinando emanava un editto dove ordinava a tutti gli Ebrei di lasciare la Sicilia, per sempre. Entro tre mesi ogni abitante di fede ebraica doveva abbandonare la propria attività, pena la morte.

In loro aiuto arriva il sultano dell’Impero Ottomano, che invia navi per accogliere i profughi in Turchia. Quello che potrebbe essere considerato un gesto umanitario era in realtà una grande opportunità economica. Gli ebrei erano infatti ottimi banchieri e commercianti. Coloro che invece decisero di rimanere in Sicilia, in parte furono uccisi e in parte si finsero cristiani per sopravvivere.

Altri ancora furono accolti a Napoli, ma da li a poco il regno fu conquistato dagli spagnoli e gli Ebrei furono nuovamente cacciati da tutto il sud Italia. L’espulsione era evitabile con il pagamento di 300 ducati, come a dire che la tolleranza passa solo per la ricchezza.

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