Siamo nell’anno 1698, la Russia è governata dal potente zar Pietro il Grande, uomo di potere di elevato spessore e dotato di lungimiranza, che fece uscire la nazione dall’isolamento sociale e culturale grazie alla sua visione moderna e fortemente ispirata al mondo occidentale. A lui si deve lo sfarzo cerimoniale, la marina e soprattutto San Pietroburgo.

Di ritorno dal suo viaggio annuale in Europa, lo zar porta in patria usanze tipicamente occidentali anche nell’aspetto: accortosi che nel vecchio continente non fosse più di moda portare lunghe barbe introduce una vera e propria imposta sulla barba.

Tutti ne sono coinvolti, dai commercianti ai religiosi, gli unici esclusi sono i contadini ai confini del regno. Si introduce un gettone affinché si sappia chi paga e chi invece risulta moroso.

Dietro questa storia, per certi versi assurda, c’è in realtà un trucco. Lo zar infatti aveva bisogno di ingenti somme di denaro per portare avanti il processo di modernizzazione della Russia, voleva inoltre togliersi lo sfizio di fondare una città sfarzosa a imitazione delle capitali europee, quella che poi sarebbe diventata San Pietroburgo.

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