Il governo della Nigeria sta elaborando il nuovo piano nazionale per il clima: tra le promesse lo stop alla pratica del gas flaring. In molti paesi infatti, i gas naturali estratti assieme al petrolio vengono bruciati senza alcun recupero energetico.

Tale pratica si è diffusa soprattutto nei paesi dove mancano infrastrutture adeguate per lo stoccaggio e l’utilizzo. Secondo dati del 2011, la Nigeria si classifica al secondo posto fra le nazioni che utilizzano maggiormente il gas flaring (dopo la Russia), con enormi impatti ambientali documentati in passato da numerose inchieste scientifiche e giornalistiche.

Nel paese africano vengono riversate ogni anno 75 milioni di tonnellate di Co2 a causa della combustione dei gas, ovvero l’equivalente del totale delle emissioni di oltre 200 milioni di nigeriani. Oltre ad un elevato impatto ambientale, il gas flaring aggrava la salute degli abitanti delle città vicine ai pozzi di estrazione. C’è da dire che nel corso degli ultimi due decenni la Nigeria ha visto diminuire tale pratica del 70%, mentre nel 2016 il governo aveva proposto un programma di commercializzazione del gas per evitarne lo spreco. Il divieto entro il 2030 potrebbe costringere le compagnie petrolifere ad investire nelle infrastrutture e nella sicurezza delle stazioni.

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Crediti: Photo by Delfino Barboza

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