Nei monti del remoto Nepal scorre un fiume antico, il Kali Gandaki, che nel corso di milioni di anni ha scolpito un canyon maestoso e cupo. La valle, che prende in prestito il nome dal fiume, è la più profonda al mondo.

Il fiume, molto più antico della giovane catena dell’Himalaya, riceve da decine di milioni di anni le acque del Tibet e ha continuato a modellare il territorio al susseguirsi delle collisioni fra placche terrestri, che ancora oggi muovono la catena montuosa.

Oggi le acque del fiume scorrono a 4400 metri sotto le vette delle montagne che si innalzano parallele. Il suo nome arriva dalla tradizione religiosa induista, che vede nella dea Kali la distruzione e la morte. Se da lontano il corso d’acqua può apparire come un punto di luce nelle profondità della valle, da vicino si può invece notare, in modo particolare dopo le piogge, un’acqua scura ricca di fango e detriti.

Il lungo fiume attraversa notevoli cambiamenti di habitat e quattordici montagne che superano gli 8000 metri. A nord un clima quasi lunare, un deserto freddo all’apparenza privo di vita, a sud immense foreste subtropicali ricche di specie animali e vegetali. Pur essendo un importante via commerciale in oriente, la regione è abbastanza isolata e fin dall’antichità si sono stanziati popoli ed eremiti che hanno costruito lunghi ponti tibetani e villaggi.

Tra il Nepal e l’India vi sono diversi parchi nazionali a tutela dell’immenso patrimonio di biodiversità della valle, tra cui il Parco Nazionale di Chitwan, il primo istituito in Nepal nel 1973 e divenuto poi un sito patrimonio dell’umanità Unesco.

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