Per ipossia cellulare si intende una carenza d’ossigeno all’interno della cellula. Questa condizione, meno rara di quanto si possa immaginare, provoca danni alla struttura cellulare e ne comporta la morte nei casi più importanti.

Le cause che portano ad uno stato di ipossia possono essere molte e si va da una capacità insufficiente del trasporto dell’ossigeno per via ematica, condizione che si verifica in caso di anemia ad esempio, a stati patologici molto gravi, come l’ischemia, che riduce l’afflusso sanguigno in una certa regione del corpo.

Si parla di ipossia quando la carenza di ossigeno diventa marcata, uscendo dai valori considerati “normali” per il benessere della cellula. Quando la carenza si accentua fino alla totale assenza di ossigeno si viene a parlare di anossia.

Uno stato di ipossia cellulare relativamente breve consente alla cellula di sopravvivere pur registrando danni, mentre stati più gravi e improvvisi portano inevitabilmente alla morte cellulare. Si pensi ad esempio ad un avvelenamento da monossido di carbonio che blocca il normale trasporto dell’ossigeno.

Il danno cellulare può essere considerato reversibile se la sua durata è breve, ma anche in questo caso la funzionalità cellulare viene meno molto rapidamente. Se il danno persiste vengono alterati gli equilibri biochimici che portano quindi alla morte della cellula. A livello microscopico è possibile osservare la fine di una cellula solo a seguito di cambiamenti morfologici, strutturali a livello macroscopico.

Le strutture cellulari più sensibili allo stato di ipossia sono la membrana cellulare (che separa l’interno della cellula dall’esterno) e i mitocondri (organuli dove si produce l’energia per la cellula). Vi sono poi molte tipologie di cellule e tutte differiscono tra loro per sensibilità al danno.

Fonte: qui

Ti potrebbe interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *