Interviste

L’epidemia non ferma la violenza: il Telefono Rosa rimane in prima linea

Ne parliamo con Eliana D’Ascoli, psicologa e volontaria del Telefono rosa.

La ringrazio innanzitutto per la disponibilità a noi concessa. Oggi parlare di violenza di genere è più semplice rispetto a molti anni fa, anche nei media principali, la consapevolezza sta cambiando?

“Certamente, in passato vi erano molti pregiudizi in merito, i panni sporchi dovevano essere lavati in famiglia e denunciare era molto più difficile. In alcune zone d’Italia questa mentalità ancora persiste.”

L’epidemia ha sconvolto la quotidianità di tutti noi. Il Telefono rosa si è trovato impreparato o è riuscito a garantire i servizi?

“Siamo riusciti ad organizzarci fin da subito. Abbiamo continuato le nostre attività da casa. Di solito la prima accoglienza viene svolta dalle volontarie attraverso delle schede anonime, successivamente si accede alle consulenze psicologiche e legali, sia civili che penali. Oggi si continua a lavorare da casa, attraverso i numeri di telefono delle professioniste e tramite una chat online gestita dalle psicologhe, che possono quindi offrire un servizio con estrema competenza e dove le donne riescono ad esprimersi in maniera più serena”

Ricevete numerose chiamate anche durante questo periodo di lockdown?

“Si, le telefonate sono tante. Si nota un particolare ingegno pur di chiamare, chi si chiude in macchina, chi approfitta della spazzatura da gettare. Rispetto al passato è cresciuta la richiesta di sostegno psicologico. Le donne hanno bisogno di non sentirsi sole e hanno quindi uno spazio dove poter riversare la propria quotidianità”

La casa non è vissuta come un rifugio

“La casa si trasforma in una gabbia, una prigione. Ovviamente se vi è un pericolo di vita la donna viene messa in sicurezza”

Per violenza si intende anche quella psicologica?

“Non vi è violenza fisica senza violenza psicologica. Impossibile subire maltrattamenti senza essere offesa. Molto spesso via chat ci raccontano episodi per avere conferma della violenza psicologica, poiché la donna tende a colpevolizzarsi. Fa parte della dinamica, la spirale della violenza consiste in 4 fasi: la fase della tensione, dell’attacco, delle scuse e della riconciliazione. La donna ha difficoltà a scappare al primo episodio poiché questa spirale muta in tempi lenti all’inizio. Prendere consapevolezza non è semplice se a questo si aggiunge uno stereotipo culturale”

Il periodo di forti ansie e preoccupazioni può aver peggiorato alcune situazioni? Vi sono fasce d’età più colpite?

“Sicuramente il periodo ha amplificato alcune situazioni. Ha fatto venir fuori una maggior attenzione da parte di familiari e amici che chiedono come possono aiutare in alcune situazioni di forte tensione. La fascia di età è variegata, si parte dai 18 anni. Da tempo inoltre notiamo l’aumento di violenza agli anziani da parte dei figli. Chiamano per essere aiutati e non sempre derivano da psicopatologie o dipendenze”

Ho letto che non consigliate la denuncia immediata se non vi è prima la possibilità di andar via

“Salvo casi gravi si deve prima organizzare l’uscita. Il caso va studiato attentamente, è necessario che donna e figli vadano via con criterio, portandosi il necessario come i documenti per le pratiche legali”

Vorrei affrontare il tema della violenza dove la religione è una sfera importante all’interno di una famiglia

“La religione in alcuni casi può complicare un processo di consapevolezza, indipendentemente dal tipo di credo. Personalmente, quando ero responsabile di una casa rifugio comunale, ho dovuto aiutare una donna evangelista. Il pastore della sua chiesa chiamava in continuazione per riferirle il pentimento del suo compagno. Ma all’uomo violento serve un percorso psicologico. In altri casi ho dovuto sostenere donne mussulmane che erano scappate di casa, in loro vi era un forte conflitto tra religione ed emancipazione”

E quando la donna arriva da un altro paese?

“Quando la donna straniera è sposata con un uomo italiano e vi è violenza, si utilizza questo gap per intimorire la partner. Spesso poi vi è anche una dipendenza economica che aumenta la paura”

Da parte delle Istituzioni c’è stata un’attenzione al problema della violenza domestica durante la quarantena obbligatoria?

“Si, vi è un clima di collaborazione”

Per info e contatti clicca qui

Ti potrebbe interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *