Ambiente

Il rilascio di CO2 del permafrost è maggiore di quanto sospettato

maria lupan ZFVS5ka cWA unsplash

Il surriscaldamento globale sta sciogliendo a ritmi tutt’altro che confortanti il permafrost delle regioni artiche. Conseguentemente, lo scioglimento fa si che venga liberata la CO2 immagazzinata nel corso di migliaia di anni nello strato ghiacciato del suolo.

Stime parlano di quantità 4 volti maggiori rispetto al totale delle emissioni umane globali. Una nuova ricerca dell’Università di Copenhagen suggerisce che la quantità di CO2 rilasciata dal permafrost sarà maggiore di quanto sospettato e che il diossido di carbonio sia in realtà meno “vincolato” al terreno rispetto a quanto emerso da precedenti studi.

Parte attiva del processo sono i microrganismi, che entrano in gioco quando il suolo si scioglie e convertono il materiale organico in gas quali metano, protossido di azoto e anidride carbonica. Inizialmente si pensava che il ferro potesse legare a se il carbonio anche durante il processo di scioglimento del permafrost.

I risultati della ricerca sono eccezionali poiché mostrano la capacità dei batteri di inibire la “trappola del carbonio” e aumentare di fatto il rilascio di CO2 nell’ambiente. Ciò è dovuto anche al fatto che l’acqua derivante dallo scioglimento rende il ferro meno stabile e quindi meno capace di legare a se il carbonio.

La ricerca, pubblicata su Nature Communications, è pioniera nel suo genere e riguarda la sola località di Abisko, in Svezia. Saranno necessari altri studi per il confronto dei dati a livello globale.

Fonte: Monique S. Patzner et al, Iron mineral dissolution releases iron and associated organic carbon during permafrost thaw, Nature Communications (2020). DOI: 10.1038/s41467-020-20102-6

Crediti: Photo by Maria Lupan

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