Ambiente

Il rilascio di CO2 del permafrost è maggiore di quanto sospettato

Il surriscaldamento globale sta sciogliendo a ritmi tutt’altro che confortanti il permafrost delle regioni artiche. Conseguentemente, lo scioglimento fa si che veng a liberata la CO2 immagazzinata nel corso di migliaia di anni nello strato ghiacciato del suolo.

Stime parlano di quantità 4 volti maggiori rispetto al totale delle emissioni umane globali. Una nuova ricerca dell’Università di Copenhagen suggerisce che la quantità di CO2 rilasciata dal permafrost sarà maggiore di quanto sospettato e che il diossido di carbonio sia in realtà meno “vincolato” al terreno rispetto a quanto emerso da precedenti studi.

Parte attiva del processo sono i microrganismi, che entrano in gioco quando il suolo si scioglie e convertono il materiale organico in gas quali metano, protossido di azoto e anidride carbonica. Inizialmente si pensava che il ferro potesse legare a se il carbonio anche durante il processo di scioglimento del permafrost.

I risultati della ricerca sono eccezionali poiché mostrano la capacità dei batteri di inibire la “trappola del carbonio” e aumentare di fatto il rilascio di CO2 nell’ambiente. Ciò è dovuto anche al fatto che l’acqua derivante dallo scioglimento rende il ferro meno stabile e quindi meno capace di legare a se il carbonio.

La ricerca, pubblicata su Nature Communications, è pioniera nel suo genere e riguarda la sola località di Abisko, in Svezia. Saranno necessari altri studi per il confronto dei dati a livello globale.

Fonte: Monique S. Patzner et al, Iron mineral dissolution releases iron and associated organic carbon during permafrost thaw, Nature Communications (2020). DOI: 10.1038/s41467-020-20102-6

Crediti: Photo by Maria Lupan

Ti potrebbe interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *