Nella vita possiamo scegliere se percorrere la strada abituale, dove la normalità (concesso che il normale esista) la fa da padrone, oppure se percorrere la strada delle emozioni, fatta di alti e bassi e, a volte, di voli pindarici.

Capita a tutti nel proprio cammino di perdere l’obiettivo, di sbagliare strada, di incontrare l’ostacolo. Spesso la vita ci pone di fronte un muro che sembra rappresentare il mondo visto all’incontrario.

Sono in questi momenti difficili che la nostra filosofia, spesso mal retta da un pensiero non libero, cede. Non basta più il mantra del pensiero positivo, perché la realtà ci schiaccia e riuscire a decodificare l’aspetto migliore nel momento di difficoltà è arduo. Leggerlo nei libri quando tutto va bene è decisamente più facile.

L’ombra di un fallimento può perseguitare ancor più della propria, e se si inizia a identificare il proprio essere con il fallimento stesso, si è entrati in un circolo di negatività da cui è difficile uscire.

In questi momenti dobbiamo sederci. Dobbiamo pensare se il fallimento è divenuto nel tempo la scusa per fallire davvero. Dove è finita tutta la motivazione per raggiungere gli obiettivi? Siamo in grado di trasformare la debacle nella motivazione propositiva che ci spinge a ripartire? Nella nostra testa deve avvenire un ribaltamento di stato, un processo alchemico del pensiero.

Il grande inganno è l’identificazione con i propri errori che possono aver condotto ad un fallimento. Io rimango me stesso, nella mia essenza, pur con i miei successi e insuccessi. Sembriamo timidi nel consegnarci i premi delle nostre vittorie ma siamo bravissimi a fustigarci per i nostri errori.

In natura gli ostacoli esistono ed hanno anche un senso profondamente proiettato al futuro. Senza errori e difficoltà nessuno su questa terra potrebbe evolvere. In senso puramente biologico è l’adattamento il miglior mezzo per andare avanti. L’uomo, che espande il suo essere biologico con il pensiero, deve potersi adattare all’errore prima mentalmente e poi in senso pratico. Per questo ritengo che l’educazione al pensiero è il miglior antidoto al fallimento, non perché lo evita ma perché lo sublima.

La natura, intesa come essere archetipico, ci ha concesso il fallimento per il progresso, e progredire è l’unica via da compiere per l’uomo.

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