La nostra è una società fortemente bipolare: da una parte viviamo la lotta del divisionismo, spesso in nome di una finta libertà, dall’altra invece siamo poco disposti a camminare in solitudine quando si tratta di crescere interiormente.

Si dice spesso che il tempo delle religioni è finito, ma non credo sia vero. Siamo in un periodo storico dove il bivio tra religione e spiritualità individuale (parlo di quella seria, non di minestroni vari) è più accentuato: ma vi è ancora tanta gente che preferirebbe intraprendere la via della religiosità.

I motivi sono tanti e non tutti facilmente individuabili da me che sto scrivendo, ma credo che una buona fetta di persone abbia il terrore della solitudine del cammino.

Intraprendere una via in Libertà presuppone la consapevolezza di dover sradicare convinzioni e pregiudizi. Tanti invece preferiscono (e ne hanno il diritto) essere guidati dal profeta o dal pastore. Essere parte di un gregge è rassicurante ma è anche fortemente deresponsabilizzante.

Chi cammina da solo invece può seguire solo se stesso, e un cammino in salita è faticoso e anche rischioso: può succedere di perdersi più volte ma anche di ritrovarsi.

Si possono possedere mappe e bussola, ossia gli insegnamenti di uomini illuminati e persone importanti nella nostra vita, ma è nella sostanza un costante impegno di volontà.

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