I livelli di colesterolo nel sangue diminuiscono nei paesi occidentali ma crescono in Oriente. Cambiamenti geografici dovuti ad alterazioni della dieta e all’utilizzo dei farmaci contro l’ipercolesterolemia.

Livelli elevati del cosiddetto colesterolo cattivo aumentano il rischio di malattie cardiovascolari. E da un recente studio pubblicato su Scientific American si rileva che il campanello d’allarme si sta spostando dai paesi occidentali ad alto reddito, in particolare i paesi Europei, verso i paesi dell’Asia sud-orientale a medio e basso reddito.

L’analisi dei dati ha riguardato oltre 1100 studi pubblicati tra il 1980 e il 2018. Fra i paesi dove la mortalità collegata all’ipercolesterolemia è diminuita maggiormente vi sono il Belgio (-69% nelle donne), la Finlandia (-49% negli uomini) e gli Stati Uniti d’America (-38% per entrambi i sessi). Record di mortalità per due paesi africani, la Nigeria e il Malawi, dove si registrano rispettivamente un +734% e +407%. Aumento che viene registrato per tutti i paesi del sud-est asiatico, in primis Thailandia, Malaysia e Cambogia.

Le diminuzioni dei paesi occidentali sono dovuti principalmente ai minor consumi di alimenti ricchi di grassi saturi e all’utilizzo delle statine, farmaci oramai largamente utilizzati. Avviene esattamente l’opposto nei paesi a reddito medio-basso, dove si consolida l’aumento dei consumi di cibi grassi e dove i farmaci sono scarsamente disponibili.

La sola alimentazione non basta per scongiurare l’ipercolesterolemia, che spesso ha origini endogene. Ad una dieta equilibrata va aggiunta la costante attività fisica aerobica e, nel caso di soggetti fumatori, lo stop al fumo, che danneggia le arterie e abbassa i livelli di colesterolo buono.

Fonte: doi:10.1038/scientificamerican0121-80

Ti potrebbe interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *