Il cannibalismo umano è una pratica che oggi la società moderna rifiuta. Nel corso dell’evoluzione della nostra specie moltissimi popoli hanno praticato l’antropofagia, in alcuni casi per motivi religiosi o culturali, in altri per sopravvivenza o punizione (nella Bibbia ad esempio).

Sebbene possa sembrare qualcosa di superato, fino a qualche decennio fa vi erano ancora popoli che praticavano il cannibalismo.

Gli abitanti delle isole Fiji erano famosi tra gli antropologi per una certa voracità e consuetudine, tanto da far chiamare il loro territorio “L’isola dei cannibali”. Un’altra tribù molto conosciuta è quella dei Korowai, in Papua Nuova Guinea, nazione che ha proibito tale pratica solo 50 anni fa.

In India la setta religiosa degli Aghori si rifiuta di abbandonare il consumo di carne umana: si cibano di persone decedute lungo il fiume Gange. Secondo la loro credenza cibarsi di cadaveri è un ottimo rimedio per contrastare i malanni della vecchiaia e raggiungere più velocemente l’illuminazione.

Nel corso del ‘900 anche la Russia ha visto nascere un cannibalismo di sopravvivenza (non legato quindi a motivi religiosi), in particolar modo durante le carestie dei primi anni venti. Migliaia di persone furono costrette a cibarsi di carne umana, soprattutto bambini, che venivano rapiti e spacciati come carne animale.

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