Le pulci sono parassiti ematofagi molto comuni. Sprovviste di ali, si spostano fra gli animali tramite salti che all’occhio umano appaiono come vere e proprie imprese.

Sono dotate di zampe posteriori estremamente robuste e di muscoli specializzati nel flettere e conservare l’energia accumulata per consentire il salto. Da oltre mezzo secolo gli scienziati di tutto il mondo studiano la tecnica meccanica delle pulci che permette loro di saltare alla velocità di due metri al secondo e con un’accelerazione che supera i 100 g (1 g equivale all’accelerazione terrestre pari a circa 9,8 m/s²).

Negli ultimi anni si è scoperto che parte del segreto è custodito sulla dinamica di “decollo”: le pulci caricano la spinta sulla parte terminale delle ultime zampe posteriori e non sul punto di flessione della zampa (che possiamo raffigurare come il ginocchio della pulce). Gli adulti sono dotati di una particolare proteina, chiamata resilina, di natura gommosa e che funge da cuscinetto in grado di trattenere e rilasciare enormi quantità di energia.

L’insetto può arrivare a compiere salti che superano di cento volte la propria lunghezza, che mediamente si attesta sui 3 millimetri. La velocità di un salto è nell’ordine dei millisecondi e questo permette agli individui adulti di parassitare con facilità molti animali ma anche di fuggire tempestivamente ai pericoli.

L’efficienza e la velocità si sono sviluppate nella pulce anche per venire incontro ad esigenze biologiche quali la deposizione delle uova, che deve avvenire dopo aver consumato un pasto di sangue, e la nascita delle larve.

Molto deve essere ancora compreso sui salti della pulce, in primis sul come riesca ad atterrare con straordinaria precisione sugli ospiti. Anche il mondo della robotica studia e si ispira ai meccanismi di salto di determinati insetti, che in alcuni casi, rappresentano il preambolo del volo.

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