Gli Yoga sutra sono una raccolta di numerose massime e pensieri di Patanjali, figura storica dello Yoga che ha racchiuso nei suoi scritti millenni di storia orientale.

Patanjali ci descrive i mezzi yogici per iniziare il processo di autoconoscenza che porterà poi l’allievo ad una liberazione della mente, affinché il flusso pacifico di serenità aiuti in sostanza ad espandere il proprio potenziale.

Il primo mezzo è Yama, ossia l’etica, il potersi confrontare con il mondo, con gli esseri umani e tutti gli esseri senzienti.

Il secondo mezzo è Nyama, cioè uno stile di vita equilibrato, prima di tutto per rispetto del proprio essere e poi nei confronti del mondo.

Il terzo mezzo è l’asana, la pratica yoga che per Patanjali è necessaria per ascoltare il proprio corpo, poterne percepire i cambiamenti, gli stimoli e le sensazioni.

Il quarto mezzo è il Pranayama, il controllo del prana, del respiro vitale. (viene spesso tralasciato una volta iniziato il percorso ma rimane di fondamentale importanza)

Il quinto mezzo è Pratyahara, ovvero il ritiro dei sensi, uno stato simile al sonno dove però si rimane costantemente in meditazione, senza mai abbandonare la concentrazione dentro il proprio se.

Il sesto mezzo è Dharana, la concentrazione verso un oggetto, una persona o un punto specifico. Necessaria per raggiungere la meditazione profonda.

Il settimo mezzo è Dhyana, la meditazione. Essa è totalizzante, si è completamente espansi e connessi con l’universo tutto.

L’ultimo mezzo è Samadhi, la liberazione. Si supera il concetto di dualismo, non vi è più distinzione tra osservatore e osservato.

Ti potrebbe interessare

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *