Interviste

Dipendenza dai Social: la guerra del consenso

Ne parliamo con Mara Fioravanti, psicosociologa e criminologa, che ha aperto il primo centro di disintossicazione da social network ad Ascoli Piceno

Nel 2016 ha deciso di aprire un centro di disintossicazione da Social. Il primo ad Ascoli Piceno e uno dei primi in tutta Italia, perché?

“La dipendenza da Social Network è un problema piuttosto recente, ma la mancanza di strutture in grado di aiutare le persone non può che peggiorare la situazione.”

Questa tipologia di dipendenza può essere considerata alla stregua delle altre più conosciute?

“Assolutamente si. Si tratta di una dipendenza a tutti gli effetti come le altre, spesso legata ad un disturbo di personalità. Il disturbo dipendente non è più legato esclusivamente al tabacco o all’alcol.”

Eppure è poco conosciuta. Forse perché meno grave?

“Se parliamo di conseguenze fisiche o economiche possiamo dire che è meno pericolosa di altre dipendenze. Chi dipende dai social non abusa di sostanze dannose o non spende tutto il denaro come potrebbe fare un ludopatico.”

Ci sono categorie più colpite di altre? Ad esempio i giovani?

“In realtà è un problema che può investire chiunque, non solo i giovani. Negli ultimi anni le persone più anziane sono sbarcate nel mondo di internet e spesso devono affrontare la solitudine o la mancanza di stimoli sociali.”

Il difficile è rendere consapevoli le persone. Come distinguere una dipendenza da una facile socialità?

“Quello che notiamo è che sono proprio le persone più timide ed introverse a cadere nella trappola. Vi è poi un meccanismo di distorsione della realtà e di sé stessi che confonde la dipendenza con l’essere socievoli. In altri casi sono i narcisisti ad esserne succubi. Sono alla ricerca continua del consenso, ma in ogni caso la matrice comune è una bassa autostima di sé.”

La dipendenza da social può incidere sul problema del cyberbullismo?

“Indirettamente si. Alla base vi è comunque il tema della solitudine. Ci stiamo creando un mondo a parte, virtuale, dove siamo tutti connessi. Ma nella realtà? Pensi che esiste la nomofobia, la paura di rimanere sconnessi e quindi irraggiungibili. Nei casi più gravi questo può portare a veri e propri attacchi di panico.”

Perché il senso di solitudine è in aumento?

“Perché la società tende a metterci l’uno contro l’altro. L’odio impera e non solo sul web! Umanamente ci stiamo riducendo a macchine perché si sta perdendo l’umanità, e questa frustrazione si riversa sui social network dove si è sempre insoddisfatti o arrabbiati.”

Come intervenire quindi? Può essere utile un distacco momentaneo dai social?

“Fare a meno dei social per un giorno o due non ha molta utilità. Il problema va affrontato alla radice. Bisogna lavorare sulla consapevolezza del problema, sull’autostima, ma senza demonizzare la tecnologia. L’aiuto di una persona esterna e competente non basta però senza una sforzo di volontà nel voler affrontare la situazione. In fondo il senso del centro di disintossicazione da social è questo.”

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