Medicina e salute

Coronavirus, una (falsa) speranza dalla Clorochina

Attenzione! L’articolo è stato pubblicato il 7 marzo 2020. Nel frattempo numerosi studi hanno evidenziato la NON efficacia della clorochina. Abbiamo scelto di modificare il titolo e mantenere il corpo dell’articolo, compresa la fonte, per evidenziare l’evoluzione temporale della ricerca scientifica.

Per fronteggiare l’epidemia di Coronavirus (Covid-19) la ricerca scientifica di tutto il mondo sta lavorando ininterrottamente sia per la preparazione di un vaccino sicuro da poter mettere in commercio, sia nel trovare medicinali per curare e arginare la diffusione del virus.

Il 17 febbraio 2020 la Cina annuncia di aver sperimentato un farmaco utilizzato per trattare la malaria, la clorochina.

Gli studi in vitro hanno evidenziato la capacità della clorochina di bloccare l’infezione in particolar modo nelle alte concentrazioni del farmaco. Allo stesso modo, negli ospedali delle regioni cinesi più colpite, diversi pazienti sono stati curati con clorochina dimostrando una risposta più forte alla polmonite e una più veloce conversione negativa.

Il farmaco, conosciuto da più di 70 anni, è utilizzato oltre al trattamento per la malaria anche come anti infiammatorio per artriti reumatoidi e lupus eritomatoso.

Per indicazioni sanitarie è ancora presto esprimersi in maniera netta, poiché non sempre i risultati dei test in vitro possono essere trasferiti sull’uomo, sebbene la Cina abbia dichiarato di voler inserire il farmaco nelle indicazioni nazionali per il trattamento di questo nuovo virus.

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