Pochi giorni fa l‘Eurispes ha pubblicato un rapporto sugli Italiani e la memoria della Shoah, mostrando dei dati agghiaccianti a cui si fa fatica credere.

Il 15,6% degli intervistati nega sostanzialmente l’evento, percentuale che sale di un punto rispetto a quanti credono che i morti di quei terribili avvenimenti siano molti meno.

I dati sono preoccupanti anche perché rispetto ad una precedente indagine (avvenuta nel 2004) la percentuale dei negazionisti è aumentata in maniera esponenziale. Sedici anni fa solo (si fa per dire) il 2,7% negava lo sterminio di milioni di persone.

Forse è vero quanto detto dalla senatrice a vita Liliana Segre, deportata e sopravvissuta, oggi costretta a vivere sotto scorta. La Segre sostiene infatti che negli ultimi anni è avvenuto un sostanziale sdoganamento dei pensieri negazionisti e antisemiti. C’è meno vergogna perché il tessuto sociale e politico è meno forte di un tempo, le disparità sono aumentate e la memoria storica fatica a reggersi in un paese (e questo è un mio giudizio) sempre più ignorante.

Il negazionismo dell’Olocausto è pericoloso perché non tenta di distorcere una verità storica inconfutabile, ma cancellarla, oscurarla. Ci si rende ciechi di fronte all’orrore dell’uomo e della responsabilità della società dell’epoca, che sostenne sia attivamente sia indifferentemente la follia nazista.

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