Storia e curiosità

“Cara maestra”, Luigi Tenco e la censura Rai

Nel 1962 fu pubblicato dalla Dischi Ricordi un 33 giri di Luigi Tenco che conteneva sul lato A la famosissima canzone “Se stasera sono qui” e sul lato B la sfortunata “Cara Maestra”.

La presenza scomoda di questa canzone costò cara a Tenco, che vide il disco censurato dopo le dure proteste da parte dell’ambiente più cattolico.

Tenco provò a spiegare che si trattava di una canzone riflessiva ma contornata da un sottile filo di ironia. La vicenda incrinò anche i rapporti con la casa discografica, motivo per il quale l’album successivo venne pubblicato con una nuova etichetta.

Il testo della canzone (scritto dallo stesso Tenco) letto oggi potrebbe non suscitare tanta indignazione, ma all’epoca fu considerato un oltraggio alle autorità del paese, in quanto si rivolgeva direttamente, sotto forma di lettera aperta (o di filastrocca) alla maestra di una scuola, ad un curato di parrocchia e al sindaco di una città.

Proprio il testo della canzone fu la causa di un allontanamento vergognoso da parte della Rai

che tenne Tenco lontano dai riflettori per ben due anni.

Rileggere il testo oggi è importante perché ci si può rendere conto di quanto non sia poi difficile contestualizzarlo ai giorni nostri, o perlomeno questa è stata la mia sensazione:

Cara maestra, un giorno m’insegnavi
che a questo mondo noi, noi siamo tutti uguali;
ma quando entrava in classe il Direttore
tu ci facevi alzare tutti in piedi,
e quando entrava in classe il bidello
ci permettevi di restar seduti.
Mio buon curato, dicevi che la chiesa
è la casa dei poveri, della povera gente;
però hai rivestito la tua chiesa
di tende d’oro e marmi colorati;
come può adesso un povero che entra
sentirsi come fosse a casa sua?
Egregio sindaco, m’hanno detto che un giorno
tu gridavi alla gente: Vincere o morire!
Ora vorrei sapere come mai
vinto non hai eppure non sei morto,
e al posto tuo è morta tanta gente
che non voleva né vincere né morire…

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