Scienze naturali

Amorpha Fruticosa: la pianta aliena che piace alle api

Il territorio italiano gode di ottima biodiversità. Nel corso dei secoli è avvenuta però una lenta invasione di specie animali e vegetali, spesso trasportate dall’uomo direttamente o indirettamente, che in alcuni casi hanno provocato veri e propri problemi.

Con il crescere degli scambi commerciali si sono intensificate le introduzioni “aliene” nel nostro territorio e, parallelamente, è cresciuta anche una consapevolezza scientifica dei danni che una crescita fuori controllo talvolta può provocare.

Un caso storico oramai è quello della Amorpha Fruticosa, chiamata volgarmente in italiano Falso Indaco. Si tratta di un arbusto della famiglia della Fabaceae la cui area d’origine è il lontano Nord America.

Arriva in Italia verso la fine del 1700 come pianta ornamentale, i suoi fiori infatti erano molto apprezzati: di colore violaceo scuro con del vistoso polline giallo intenso. Nel giro di qualche decennio inizia ad essere impiegata per realizzare siepi e giardini privati, o nelle campagne come consolidante per terreni franosi.

Grazie alle sue straordinarie capacità di adattamento la pianta si è velocemente diffusa lungo i corsi d’acqua dell’Italia settentrionale, specialmente nella pianura padana, per poi continuare la sua conquista verso il sud.

Nonostante la sua fioritura sia molto gradevole, la pianta risulta essere troppo invasiva poiché tende a divenire dominante negli ecosistemi terracquei. Basti pensare che ogni anno una singola pianta riesce a produrre oltre mezzo milione di semi. In alcuni casi l’ecosistema di un territorio circoscritto è stato alterato perché la sua predominanza ha ridotto la biodiversità vegetale.

L’Amorpha è attualmente inclusa nella lista delle specie alloctone infestanti e in alcune regioni, come la Toscana, ne è vietato l’utilizzo nei lavori di consolidamento del terreno o riforestazione.

Le api italiche sono molto ghiotte di polline dell’Amorpha Fruticosa. La fioritura esplode quando altri fiori primaverili sono già in declino, si produce quindi un miele spesso monofloreale di un colore rosato. Il sapore delicato e fruttato ricorda vagamente la gelatina di frutta.

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